di Barbara Acquaviti
Il tentativo di “virare” la comunicazione su contenuti e programmi passa attraverso la registrazione di un videomessaggio per promuovere la proposta della flat tax. Ma lo sforzo non può che risultare vano se, nella stessa giornata, da un lato Silvio Berlusconi rilancia, con un intervista all’Huffington post, le sue condizioni per il prossimo inquilino del Colle e dall’altra incontra a pranzo il capo della minoranza interna, Raffaele Fitto (foto). Inevitabile che a dominare l’attenzione siano le manovre politiche e le beghe interne a Forza Italia. Due questioni che, per altro, sono alla fine strettamente connesse. Perché il leader azzurro, per restare contraente credibile del patto del Nazareno ed essere giocatore della partita quirinalizia, ha la necessità di compattare le sue truppe e dunque affrontare il “nodo Fitto”.
Risolvere i dissidi interni resta però al momento una necessità di Berlusconi. Se ne sarebbe reso conto anche Angelino Alfano che, non a caso, in questi ultimi giorni non spinge più con tanta insistenza sulla questione dell’unità del centrodestra. Il leader di Ncd, infatti, avrebbe lasciato in stand by la possibilità di un incontro con l’ex premier anche per il timore di essere usato in chiave “anti-Fitto”. Perché Berlusconi ha bisogno di “controllare” una vasta area di consenso interno per avere voce in capitolo nell’elezione del successore di Napolitano. “Mi aspetto un percorso di condivisione – spiega all’Huffington – il quale, al di là delle procedure che si seguiranno, consenta a questo Paese di avere un presidente della Repubblica che non sia solo espressione della sinistra, come è stato con gli ultimi presidenti, ma sia una figura di massima garanzia e di rappresentanza di tutti gli italiani”. Un paletto che Berlusconi prova a piantare, così come ci tiene a ribadire la sua posizione su un altro tema su cui non ha mai cambiato idea: il no alle preferenze. Anzi, le recenti vicende romane lo avrebbero convinto ancora di più in questa convinzione. E questo sebbene Berlusconi abbia confidato qualche perplessità su questa inchiesta: associare la Capitale alla parola mafia – avrebbe affermato – fa male all’immagine dell’Italia all’estero. Qui si tratta soprattutto di criminali e ladruncoli che ovviamente devono per questo essere punti.