Alla fine di gennaio, il dollaro e l’euro hanno raggiunto 71,85 e 81,55 rubli. La divisa russa era debolissima, dopo aver subito il più grande contraccolpo nella prima parte di dicembre: precipitando nei cambi per strada a Mosca anche a 100 rubli per un euro. Ora il dollaro si aggira intorno ai 51 rubli e l’euro sui 54. Venerdì sera, dopo la decisione della Banca centrale di alzare i tassi sui repo in valuta estera, per rendere più difficile alla banche indebitarsi in valuta per comprare rubli. Ma è servito a poco. I tassi sul rublo sono molto appetibili, mentre il pericolo di una guerra totale in Ucraina sembra scongiurato, con la conseguente percezione che i rischi sono diminuiti sul Paese.
Questa mattina il rublo è ricominciato a salire. La situazione è paradossale. Il problema vero per la Russia di Vladimir Putin non è il rublo debole, ma il rublo troppo forte. Per molte ragioni.
In primis il petrolio. Il livello del rublo attuale rappresenta un disagio per il bilancio, considerando che sui proventi in dollari dal barile le compagnie petrolifere russe pagano le tasse in rubli. E prezzi bassi dell’oro nero più rublo forte, significa poco guadagno per lo stato dal petrolio. Inoltre secondo gli esperti, per raggiungere la stabilità macroeconomica, la Russia ha bisogno di limitare il suo deficit di bilancio e un rublo debole è un modo semplice per farlo. In sostanza una divisa forte erode i benefici economici dalla svalutazione e complica il controllo del deficit di bilancio.